Federica non parla.
Me ne sono accorto la prima volta la sera del compleanno di Silvia.
Quella sera ho pensato che era solo un modo per tenersi fuori dai nostri soliti discorsi familiari.
Ma ora so che c'è qualcosa che non riesco a capire.
Tace e ci guarda dall'alto della sua indecisione per noi incomprensibile.
Quando le domando qualcosa, trova sempre la risposta più breve.
In modo che nessuno le possa dire nulla.
Anche Marta è preoccupata.
Quando siamo a tavola, aspettiamo con ansia una sua frase, facciamo di tutto per incoraggiarla a parlare.
Anche se dice una sciocchezza, l'accogliamo come una grande verità. Ieri le ho chiesto direttamente la ragione del suo silenzio.
Mi ha risposto che semplicemente ogni volta che inizia una frase, le viene voglia di tornare indietro.
Mi ha chiesto se poteva scrivermi dei biglietti la sera.
Mi sono ricordato che lo faceva anche da bambina.
Ha detto che scrivendo si parla senza essere interrotti.
Forse non dobbiamo preoccuparci.
Passerà.
Ha dato l'esame.
Ha avuto trenta.
Legge, scrive.
Fa una vita normale.
Non scrivo i miei pensieri da diciannove anni.
L'età di Federica.
tratto da: Le pagine strappate (di C. Comencini)
(dalla rubrica: Il giusto degli altri)
giovedì 26 gennaio 2017
giovedì 19 gennaio 2017
CITAZIONE 068 (rubrica)
Sono solo un essere umano,
sono solo, sono solo,
sono solo un essere umano.
Forse sono stupido,
forse sono cieco
a pensare che posso guardare oltre a questo
e vedere cosa c’è dietro,
non ho alcun modo di dimostrarlo,
quindi forse sono cieco
ma dopotutto sono solo un essere umano,
dopotutto sono solo un essere umano,
non scaricare le tue colpe su di me
non scaricare le tue colpe su di me.
Dai un’occhiata allo specchio
e cosa vedi
lo vedi più chiaramente,
o sei stato ingannato in quello che credi
perché dopotutto sono solo un essere umano,
tu dopotutto sei solo un essere umano,
non scaricare le tue colpe su di me
non scaricare le tue colpe su di me.
Alcune persone hanno problemi veri,
alcune persone sfortunate,
alcune persone pensano che io possa risolvere.
Signore dei cieli
dopotutto sono solo un essere umano,
dopotutto sono solo un essere umano,
non scaricare le tue colpe su di me
non scaricare le tue colpe su di me.
Non chiedere la mia opinione,
non chiedermi di mentire
poi chiedere perdono per farti piangere, farti piangere
perché dopotutto sono solo un essere umano,
dopotutto sono solo un essere umano,
non scaricare le tue colpe su di me
non scaricare la colpa su di me.
Alcune persone hanno problemi veri,
alcune persone sfortunate,
alcune persone pensano che io possa risolvere.
Signore dei cieli
dopotutto sono solo un essere umano,
dopotutto sono solo un essere umano,
non scaricare le tue colpe su di me
non scaricare le tue colpe su di me.
Sono solo un essere umano,
faccio errori,
sono solo un essere umano,
questo è tutto quello che serve
per scaricare la colpa su di me,
non scaricare la colpa su di me.
Non sono un profeta o un messia,
dovrei andare a cercare qualche posto più elevato,
dopotutto sono solo un essere umano,
dopotutto sono solo un essere umano,
non scaricare la colpa su di me
non scaricare la colpa su di me.
Sono solo un essere umano,
faccio quello che posso,
sono solo un uomo,
faccio quello che posso,
non scaricare la colpa su di me
non scaricare le tue colpe su di me.
cantante: Rag'n'Bone Man
(dalla rubrica: Citarsi è un po' deprimersi)
mercoledì 11 gennaio 2017
SONO QUINDICI PAGINE
Ho trascritto e letto tutte le quindici pagine.
Già, al momento sono diventate quindici quelle pagine.
Già, al momento sono diventate quindici quelle pagine.
Le ho rilette, aggiustate, smussate, incorniciate, impreziosite con grassetto e sottolineato.
Proprio così e così.
Proprio così e così.
A ogni modifica cliccavo su salva.
Poi ho letto nuovamente facendo scorrere più velocemente le pagine.
Poi altra lettura, più lenta, più attenta.
Sono andato a stamparle e rilegarle.
Adesso sono diventate carta.
Carta appoggiata sul tavolo e presto verrà depositata nel comodino.
Carta appoggiata sul tavolo e presto verrà depositata nel comodino.
Quelle pagine ci raccontano meglio di tutti i nostri punti di vista. Hanno un loro profumo e una loro precisa identità. Si sono formate perlopiù dal tramonto all'alba. Sono state scritte a volte con foga, altre con delicatezza; sono state impugnate con rabbia, altre con tenerezza.
Sai, sono così emozionato di averle in bella copia, di non dover accendere il pc per leggerle e leggerci.
C'è un particolare che mi piace parecchio: non c'è bisogno di leggere tra le righe.
Non ce n'è il bisogno perché è tutto così limpido e pulito che ogni parola evoca un momento, ogni frase suscita un pensiero che rimane lì, indelebile, dondolandosi nell'aria appena respirata.
Non ce n'è il bisogno perché è tutto così limpido e pulito che ogni parola evoca un momento, ogni frase suscita un pensiero che rimane lì, indelebile, dondolandosi nell'aria appena respirata.
Non ci sono sbuffi né smorfie.
C'è solo una parte di anno che si è concluso.
Oggi ho letto tutte le quindici pagine.
Sì, sono diventate quindici. Numero dispari, come noi.
Sono ben rilegate: spirale bianca e fondo nero.
Sono diventate una bellissima copia. E noi, lì dentro, una bellissima coppia.
Tengo stretta l'originale, che leggeremo insieme.
L. Lama
L. Lama
domenica 8 gennaio 2017
VIDEO AMATORIALI, PELLICOLE UNDERGROUND (rubrica)
Video amatoriali, pellicole underground, audiovisivi, cortometraggi sperimentali... Nel corso di tanti viaggi compiuti in Europa e in Asia, mi è capitato più volte di imbattermi in film fuori commercio, destinati solo a un pubblico ristretto e quindi invisibili nel normale circuito di distribuzione.
Sono film che non sono mai andato a vedere di proposito, con l'intento di realizzare una qualche ricerca sul cinema, ma che in modo imprevisto e spesso casuale mi sono finiti sotto gli occhi durante i miei spostamenti fra una parte e l'altra dell'Occidente e dell'Oriente.
Di questi film, di conseguenza, non ho conservato una documentazione precisa, ma unicamente una serie di ricordi più o meno frammentari.
Sono film che non sono mai andato a vedere di proposito, con l'intento di realizzare una qualche ricerca sul cinema, ma che in modo imprevisto e spesso casuale mi sono finiti sotto gli occhi durante i miei spostamenti fra una parte e l'altra dell'Occidente e dell'Oriente.
Di questi film, di conseguenza, non ho conservato una documentazione precisa, ma unicamente una serie di ricordi più o meno frammentari.
Dovendo realizzare articoli di viaggio per le riviste che mi avevano inviato in questo o in quel luogo, ero già abbastanza impegnato a raccogliere informazioni tutto il giorno, perché mi venisse voglia di prendere ulteriori appunti anche riguardo a simili film: allorché mi capitava di vederli, finivo per considerarli come un fuori programma, estraneo all'argomento degli articoli che mi erano stati commissionati.
E di conseguenza non vi facevo caso più di tanto.
Certo, sul momento assistevo anche con molto interesse alla proiezione, poi però - gravato com'ero dal profluvio di tutte le altre notizie che durante il viaggio mi toccava registrare e riordinare - non ci pensavo più, la cosa sembrava uscirmi subito di mente.
E di conseguenza non vi facevo caso più di tanto.
Certo, sul momento assistevo anche con molto interesse alla proiezione, poi però - gravato com'ero dal profluvio di tutte le altre notizie che durante il viaggio mi toccava registrare e riordinare - non ci pensavo più, la cosa sembrava uscirmi subito di mente.
tratto da: Cineteca Eurasia ( di G. Comolli)
(dalla rubrica: Il giusto degli altri)
venerdì 30 dicembre 2016
la seconda: COME BANCHI DI GHIACCIO
Stiamo scivolando via come banchi di ghiaccio.
Preferirei restare ferma, restare saldamente aggrappata al muro, senza preoccupazione.
E io resto qua, come una minaccia da quattro soldi.
Sono troppo ubriaca per litigare.
Io resterò qua, fonte di quella puntura costante chiamata amore.
Possiamo lasciarci dietro qualcosa solo lentamente.
Per quanto dovrò restare ad aspettare, di sera?
Come mai guardano nella distanza, alla luce del giorno, come se andasse tutto bene?
Spettacolo teatrale:
COME BANCHI DI GHIACCIO
Con: Laura Tombini, Jacopo Odoni, Nicoletta Marrini, Francesco Lombardo e Martina Gentilino
Coreografia: Marta Shafik
Diretto da: Francesco Bittasi
Foto a cura di Fabio J. De Marco
https://traducocanzoni.wordpress.com/category/traduzioni/daughter-traduzioni/
venerdì 23 dicembre 2016
CITAZIONE 067 (rubrica)
A tutto quello che non basta,
a tutti alibi, alla verità,
a tutto quello che non hai mai chiesto,
a ogni dubbio che si accenderà.
A un cielo azzurro dietro a un vetro,
a uno sguardo che si è perso ormai,
all’innegabile paura che questa vita non mi basterà.
Gli alberi, le foglie, il sole, un temporale
e io cerco una risposta, cerco una risposta,
la strada dove ogni cosa va a finire
proverò tra le tue braccia.
Gli alberi, le foglie, il sole, un temporale
e io cerco una risposta, cerco una risposta,
la strada dove ogni cosa può cambiare
proverò, proverò.
Cerco una risposta, cerco una risposta, cerco una risposta.
A tutto quello che non resta,
a tutto quello che poi si dimentica,
a un’idea che gira in testa,
a cosa chiede il mio DNA.
Alle domande più frequenti,
alla paura, la necessità,
alla bellezza di un tramonto,
al mio bisogno di semplicità,
a quello che non so capire,
a tutto quello che verrà.
Gli alberi, le foglie, il sole, un temporale
e io cerco una risposta, cerco una risposta,
la strada dove ogni cosa va a finire
proverò tra le tue braccia.
Gli alberi, le foglie, il sole, un temporale
e io cerco una risposta, cerco una risposta,
la strada dove ogni cosa può cambiare
troverò, troverò.
Gli alberi, le foglie, il sole, un temporale,
la strada dove ogni cosa può cambiare,
troverò, troverò.
Cerco una risposta, cerco una risposta.
cantante: Samuel
(dalla rubrica: Citarsi è un po' deprimersi)
mercoledì 14 dicembre 2016
IN QUEL DI NOVEMBRE
In quel di novembre.
Sono davanti al monitor e fuori piove a dirotto.
Va bene così, è novembre e non richiedo raggi di sole per avere su il morale.
Sarà che a novembre compio gli anni, sarà che compiere gli anni è sempre una buona scusa per vedere alcuni amici e riunirli sotto lo stesso tetto.
In questo novembre siamo andati a cena fuori e, come prevedibile, il chiasso e i sorrisi sono stati la portata principale.
È stato semplice, è stato naturale.
E più passano gli anni e più sentiamo l'esigenza di raccontare aneddoti ormai datati, eppure ben chiari e limpidi nella memoria.
Ognuno coi propri sogni e fantasmi, ognuno ad ascoltare sornione il ricordo dell'altro, ché magari lo riguardava in prima persona.
E poi ci si sovrapponeva, le frasi diventano tasselli di un mosaico continuamente interrotto, e sovrapporsi per incollarsi rendeva ogni storia un bellissimo miscuglio.
È stato facile, è stato genuino, liberatorio.
Un sera depositata lì, in un giorno di novembre e, tra risate e aggettivi, a quel tavolo per un paio d'ore l'espressione autentica di una amicizia. E anche se non più quotidianamente, i legami che ci tengono agganciati sono già episodi che lasceranno una traccia in qualche prossimo racconto.
Fuori continua a piovere, ma è novembre, e va proprio bene così.
In quel di novembre, si stava scomposti sulla sedia.
Ben fatto ragazzi.
Iscriviti a:
Post (Atom)







