venerdì 20 maggio 2016

CITAZIONE 058 (rubrica)





La pioggia scende fredda e su di te,
Pesaro è una donna intelligente,
forse è vero ti eri fatta trasparente
ma non ci cascherai mai.

E non mi importa se non mi ami più
e non mi importa se non mi vuoi bene,
dovrò soltanto reimparare a camminare,
dovrò soltanto reimparare a camminare
se non ci sei tu.

Raggiungermi è un orgasmo da provare,
ricordami le olive sono buone,
mi prenderò un gelato con il tuo sapore,
ti spaccherò la faccia se non mi dai il cuore.

Ma non mi importa se non mi ami più
e non mi importa se non mi vuoi bene,
dovrò soltanto reimparare a camminare,
dovrò soltanto reimparare a camminare
se non ci sei tu.

E allora dimmi che cosa mi manchi a fare,
ti prego dimmi che cosa mi manchi a fare,
tanto mi mancheresti lo stesso, che cosa mi manchi a fare,
ti prego dimmi.
Ma io ti dichiaro dentro una TV
che io da te non ho voluto amore,
volevo solo scomparire in un abbraccio,
volevo solo scomparire in un abbraccio,
confondermi con te.

E non mi importa se non mi ami più
e non mi importa se non mi vuoi bene,
dovrò soltanto reimparare a camminare,
dovrò soltanto reimparare a camminare
se non ci sei tu.


cantante: Calcutta

(dalla rubrica: Citarsi è un po' deprimersi)



mercoledì 11 maggio 2016

AVEVI RAGIONE, DEVO AMMETTERLO

Avevi ragione, devo ammetterlo; stavolta tocca a me: avevi ragione.
Qualcosa si è rotto quando mi hai detto che quella sera non eri sola coi tuoi pensieri, ma in dolce compagnia con Mr. Ascoltosoloibaustelle.
Ebbene, cercherò di non fare come al solito e di essere il meno sarcastico possibile. Promesso.

Dunque, se nella stessa settimana tu mi tradisci, e poi hai un'illuminazione di amore eterno verso di me; io bellezza, ti ringrazio, ma permettimi di cercare il freno a mano e tirarlo come se non ci fosse un domani.
Ripeto qualora leggessi di fretta e saltassi qualche riga: se nella stessa settimana mi dici tihotradito e poi mi chiedi di "sposarti"; io bellezza, magari non compro le fedi nuziali.  Sai com'è. Mi capirai, credo.
Ecco, diciamo che tutte queste informazioni, in meno di sette giorni, mi lasciano come dire, un pochino spiazzato e atterrito. Oh, colpa mia bellezza; senza sarcasmo.
Cazzo, io stavo ancora cercando di ricomporre il cuore in frantumi per colpa di Mr. Baustelledistocazzo e tu corri a mille verso nuovi orizzonti celesti e vacanze in famiglia.
Ehi ehi, cazzo, ma non l'hai trovato un amico o un'amica che ti dicesse: Oh! Ma allora! Cazzofai?!
Tutto in una settimana.
Manco nelle colonie estive per adolescenti accadono così tanti fatti in sette cazzutissimi giorni. Ripeto: in meno di sette cazzutissimi giorni.

Poi, oh bellezza, ci sta tutto e ognuno va secondo la velocità che crede; ci mancherebbe altro. Nessun sarcasmo.
Ma sai che c'è?
Adesso te lo dico.
C'è che avresti dovuto stare lì di fianco a me, e aiutarmi a ricomporre i cocci del mio muscolo cardiaco, e prenderti cura di qualcosa che si era rotto.
E non pressare, e passare oltre facendo una giravolta.
Certo, ho capito che subito dopo esserti asciugata le labbra, hai visto la luce e hai capito di amarmitanto; ma ehi, qui c'è bisogno di un cerotto e di una cura un po' più lunga di una manciata di ore.
Ma va bene così. Nessun sarcasmo.
Chissà quanti ne ho fatti io di errori con te, per cui, ehi bellezza, ci sta.
Detto ciò, passiamo oltre.
Adesso che la logica ha preso il sopravvento, io penso solo che sei stata scema.
Scema e scema.
Cazzo, ero nelle tue mani, completamente nelle tue mani; e non te ne sei accorta manco per sbaglio. Avresti potuto portarmi un altro ovettokinder e prendermi per mano, e tirarmi verso di te, con pazienza, e cura, e cioccolato al latte.
Avevo bisogno di questo, perché ero tuo.
E già ti immagino scuotere la testa e dire nonècosì. Ma qui lo scrivo. Così è chiaro, spero. Scema.

E invece è andata così, e vaffanculo a noi.
E come si dice: si tiene botta, si ascolta musica ad alto volume e ogni tanto si guarda il calendario e si attende la prossima stagione.
Dicono che farà caldo in estate.
Molto interessante e, ti dirò bellezza, sono a corto di magliette corte; forse ne comprerò una di qualche gruppo musicale. Comepiaceate.
Nessun sarcasmo.
Solo tanta di quella amarezza da non sapere dove metterla, se non su questo blog che sembra scritto da un esordiente.
Che tra l'altro, è proprio quello che sono.
Nessun sarcasmo.




L. Lama


 

giovedì 5 maggio 2016

TUTTO SOMMATO (rubrica)



Tutto sommato erano considerati una coppia relativamente felice, una di quelle di cui spesso si mormora che stanno per dividersi ma che non si dividono mai, e, come diceva la cronaca mondana, stavano aggiungendo più di un pizzico d'avventura alla loro molto invidiata e immortale storia d'amore con un safari in quello che era noto come il Continente Nero finché i Martin Johnson non lo illuminarono sui tanti schermi cinematografici dove davano la caccia al Vecchio Simba, il leone, al bufalo, a Tembo, l'elefante, e inoltre raccoglievano esemplari per il Museo di storia naturale. 
Quella stessa cronaca mondana aveva detto, almeno tre volte, che i due coniugi "erano ai ferri corti", ed era vero. Ma si erano sempre riappacificati. 
La loro unione poggiava su solide basi. Margot era troppo bella perché Macomber divorziasse da lei e Macomber aveva troppi soldi perché Margot si decidesse a lasciarlo.

* * *

"Il peggio che ti possa capitare è che qualcuno ti ammazzi,"
"Come dice?"
"Shakespeare. Bellissime parole. Vediamo se riesco a ricordarmele. Oh, bellissime. Una volta me le ripetevo sempre. Vediamo".
In fede mia, non m'importa; un uomo non può morire che una volta; una morte dobbiamo a Dio e vada come vuole, chi muore quest'anno non dovrà farlo quello successivo.
"Bello, eh?"
Era imbarazzatissimo per aver tirato fuori quella che era un po' la sua regola di vita, ma aveva già visto degli uomini diventare maggiorenni ed era sempre una cosa che lo riempiva di commozione. Non era come se avessero compiuto semplicemente il loro ventunesimo anno.


Tratto da: I quarantanove racconti (E. Hemingway)

(dalla rubrica: Il giusto degli altri)

giovedì 28 aprile 2016

È UNA QUESTIONE DI SCALINI

È una questione di scalini.
Il giorno dopo è questo il punto.
Quanti gradini pensi di scalare prima di poter vedere oltre i propri errori?
"Si dice che il minimo battito d'ali di una farfalla sia in grado di provocare un uragano dall'altra parte del mondo." (cit.)

Ebbene, sai cosa penso oggi?
Penso che sia profondamente scorretto condividere una via d'uscita due ore (seee okay, diciamo tre/quattro/cinque ore ma non è questo il punto) dopo aver visto un film insieme.
Un film insieme. 
Ma diamine.
Ci sono regole non scritte che dovrebbero essere rispettate, se l'aspettativa è quella di correre mano nella mano.
Insomma, non ci si avvinghia a un Mr. Rimpiazzo qualsiasi dopo aver visto un film assieme; nello stesso giorno, cazzo.
Nello. Stesso. Giorno. Due. Ore. Dopo. Cazzo.
Si può essere "corretti" anche quando si provocano lividi.
E io ne so qualcosa sai, lo so perché non faccio altro che colpire - per difesa. 

E adesso cosa ti aspetti? Attendi di vedere passi in avanti?
Oggi è il giorno dopo.
E quando sono nel giorno dopo, penso solamente ai giorni di prima.
Mi contorco e osservo la prospettiva da tutti i punti di vista, ma il primo che mi arriva è ineluttabilmente il mio, di punto di vista. E oggi è appannato, sbiadito, perché ho lo sguardo che guarda indietro invece che avanti.
Ehi, domani andrà tutto bene e ci ameremo come mai ci siamo amati prima. E ce lo diremo sussurrandoci, poi alzando la voce, e poi lo ripeteremo ansimando. E poi ce lo diremo come saluto serale.
E sarà l'ultima frase, giusto per ribadirlo, per sottolinearlo.
Ma ora è tutta una questione di scalini. Proprio dove ci siamo baciati qualche ora prima, sugli scalini.
Caso curioso.
Cazzo, non si incontra Mr. Rimpiazzo se si vogliono salire gli scalini.
Altrimenti diventiamo parte del film, e non parte del pubblico. E dentro un film non mi trovo bene, perché arriva sempre il finale, anche nei film interminabili, alla fine, giunge il finale. E non credo di volerlo.

Adesso sono seduto su un gradino, attendo.
Bevo una birra, tra poco sarai di fianco a me; e questo mi fa sorridere, nonostante tutte le ferite, penso proprio che domani guarderò avanti.
L'ho sempre detto: sono amante dei finali aperti.
E quando mi rimproverano "Perché hai lasciato il finale aperto?"
Be', a me piace così, pensare che una storia possa continuare anche dopo i titoli di coda, dopo gli applausi per gli attori di teatro.
Mi piace pensare che sia liquida, e fuori dalla cornice, e che prosegua - da sola - senza indicazioni da parte di chi l'ha scritta.
Un po' come questo post.
Dicevo, a momenti sarai qui vicina a me.
Chissà.




Luca L.

p.s. Per dirla tutta, questo finale mi pare proprio tutto tranne che aperto.





giovedì 21 aprile 2016

CHISSÀ POI PER QUANTO TEMPO... (2 di 3)



Chissà poi per quanto tempo ti sembrerà di apparire disordinato, e quando invece lo sarai davvero.
Chissà poi se sei più soddisfatto adesso, ora che sei un po' più al sicuro e accovacciato dentro l'armatura.
Chissà poi chi te lo fa fare a stare lì, a riflettere continuamente.
Chissà poi di cosa parli con Miss Appenaconosciuta.
Chissà poi se sei più contento a non esporti mai troppo, verso l'altra.

Chissà poi se ti sentirai meglio a sentirti più riposata.
Chissà se aspetterai ancora un ultimo messaggio, o il primo della giornata.
Chissà poi se ti sentirai gratificata a non guardarti troppo indietro.
Chissà se troveremo mai un accordo che soddisfi entrambi.
Chissà se diremo ancora "E domani?"
Chissà se ti taglierai i capelli corti, o li farai crescere, o troverai una nuova capigliatura.
Chissà se faremo ancora parte del discorso pomeridiano.
Chissà come staremo, se come ieri non lo saremo più.

Alla fine, chissà se il tuo ragionamento logico, che proprio non fa una piega; dicevo, chissà se questo tuo rispettabile ragionamento, dopo il lavoro, ti abbraccia. Chissà.



L. Lama


venerdì 15 aprile 2016

QUANDO VADO A TEATRO (rubrica)


Quando vado a teatro sono molto teso. 
Si spengono le luci, si fa silenzio e lo spettacolo sta per cominciare. 
Ci sono quei pochi secondi di attesa prima che si sentano le prima parole, e appena le prime parole vengono pronunciate, la prima frase fa già capire tutto; non è solo la frase, ma il tono, l'impostazione della voce. 
L'uso del diaframma.
A teatro, dopo la prima frase, hai già capito tutto. 
Spesso capisci che il tempo in quel preciso momento, in coincidenza con la prima frase, si ferma, e non passerà mai più. 
Sei in trappola, non puoi uscire, non puoi fare niente; sei piantato nella poltroncina e questo spettacolo che sta lì davanti a te durerà ore, giorni, settimane. 
Anni. 
Non finirà mai più.
Lì fuori ci sono tutte le persone che ami, tutte le cose che vuoi fare, ma devi considerarle perdute per sempre. 
La vita continuerà, senza di te. 
Perché tu, per il resto della vita, starai qui dentro a guardare questo spettacolo.
Eppure dopo tantissimo tempo, quando ormai non ci credi più, quando sei diventato vecchio, intontito, smemorato, all'improvviso, anche questo spettacolo che non finisce più, finisce.
E quello è un bel momento così liberatorio che è un momento bellissimo. 
Scatti in piedi e sei così contento che continui ad applaudire e a chiamare fuori gli attori, perché sei così contento che sia finito che vuoi goderti il più a lungo possibile questo momento, il momento in cui sei assolutamente sicuro che è finito.






tratto da: Momenti di trascurabile felicità (Francesco Piccolo)

(dalla rubrica: Il giusto degli altri)

mercoledì 6 aprile 2016

CHISSÀ POI PER QUANTO TEMPO... (1 di 3)

Chissà poi per quanto tempo pensi di ascoltare la stessa canzone, come se potesse rendere migliore il mercoledì. 
Chissà poi se sei più sereno oggi, dato che ieri eri musone e taciturno.
Chissà poi cosa te ne fai di un ombrello quando non piove.
Chissà poi cosa te ne fai del discorso ben articolato, ben espresso; ti dà forse più sicurezza?
E allora. 
Cosa te ne fai di tutta questa sicurezza? 
Ti fa magari dormire meglio? 
Ti fa apparire lontana l'insonnia? O te la fa sentire più amica?

Chissà poi cosa te ne farai adesso delle ore libere, e come impiegherai tutti i ritagli di giornata.
Chissà dove depositi tutti quei sentimenti, e quelle lacrime, e quelle parole. 
Sempre le stesse identiche parole, sorrette soltanto da inquadrature diverse.

Chissà se le ripeterai allo specchio, con impeccabile dizione.
Chissà stasera se mangerai ravioli in brodo, e se il brodo sarà con uno o due dadi.
Chissà se ti dà soddisfazione pensare di sapere cosa voglio io, e non beccarci quasi mai.
Chissà se finirà mai questo post - probabilmente ne scriverò altri due. 
Come se poi servisse a qualcosa, come se potesse colmare la percezione che alla fine "Non basta mai."

Chissà se in questo preciso momento mi stai leggendo, e cosa pensi, se pensi qualcosa riguardo tutto quello che ci gira attorno, e dentro. 
E se pesa. 
Oppure magari è diventato leggero, impercettibile.

Per me è un macigno. Ecco.




L. Lama