martedì 19 febbraio 2013

E PROVI CON TUTTE LE FORZE...

E provi con tutte le forze ad essere leone, a ruggire, a mostrare la tua criniera, a simulare morsi tentando di apparire grande, forte e sano.

Tu, che sei antilope.

Tu che se solo comprendessi la bellezza e la forza di essere antilope, ti risparmieresti di apparire come un leone debole e affamato. Correresti sereno e prudente nella tua città, bello come il sole, rapido come un pensiero libero che non si preoccupa dei giudizi esterni, della società che confonde l'arroganza per carisma. Ecco, magari farai un po' di fatica, ma credo che arrivati a questo punto potresti smettere di essere arrogante, e diventare carismatico. 
Sono due cose completamente diverse, opposte.


Luca L.





mercoledì 13 febbraio 2013

IN DISORDINE (rubrica)






S’appanna il domani,
tra banchi e sedie si studia o si contano i lividi.

Chiazze dove manca l’inchiostro.

Si attendono le croste,
massacrate dal sangue.



(dalla rubrica: Poesia portami via).



martedì 5 febbraio 2013

"CHE COSA CI FAI..."


“Che cosa ci fai lì?”
“Ma che cazzo ci facevi lì in mezzo?”
“Cosa c’entravi, tu, lì dentro?”
“Cosa ci stavi a fare in quella situazione?”

Queste sono state le domande che mi sono state rivolte, quando ero io nella tua condizione, quando era successo a me. Quando mi era finita la storia d’amore.
Non l’unica. Certo, una importante, non la storia, la persona era importante.
Che poi – quando tutto finisce - ti ritrovi a suddividere fidanzata e storia, erroneamente, come se fossero parti slegate dallo stesso corpo. Poi non è proprio così. Forse un pochino. Forse no. Mah!
Per cui ci sono storie corte che sono importanti, e storie lunghe meno importanti. Alla fine, cosa importa?! Non c’entra nemmeno quanto è durata, non è questa la direzione.
Comunque, a quel giro, per me erano importanti entrambe, relazione e fidanzata. Che strage. Quindi, una volta conclusa, cara amica mia, puoi immaginare:
l’incredulità, la tristezza, lo sgomento, la rabbia, la vendetta, la calma apparente, il nervosismo, il disagio, il pianto, la depressione, la disfatta, il menefreghismo, l’attivismo, la deriva, la scoperta, la riscoperta (di sé), la caduta, la ricaduta, i primi passi, la prima camminata senza cadere, la prima camminata senza inciampare, il primo sorriso (vero), la prima risata, il primo respiro, il primo senso di equilibrio. E poi un’altra storia e così via. Che poi l’altra storia non significa per forza in rapporto con qualcuno.

Eppure, sempre la stessa domanda mi tornava in mente: “Cosa ci facevi lì in mezzo?”. E continuavo a contorcermi e arrovellarmi cercando a tutti i costi una risposta esaustiva, credibile, concreta (intanto tralascio di scrivere su questo post cento righe su cosa sia concreto o meno; ovvio che non sono in grado di saperlo) almeno per me.
E poi, un giorno, così dal nulla, inaspettatamente, ho compreso che non era una domanda, per cui non c’era nessuna risposta da dare.
Era un’affermazione. “Cosa ci facevi lì in mezzo!” e ci aggiungerei anche un “Cazzo! Merda!”.
Certo che poi bisogna provare con forza a spostare (non cancellare) a lato quel primo incontro, e soprattutto l’ultimo incontro-scontro. Quella cena in quel posticino solo vostro. Quella fermata del tram. Quell’autobus che non passava mai. L’odore di quella macchina. Quel gesto dolcissimo. Quella frase mai detta prima. Quel sentimento mai provato in quel modo. Quel sesso così perfetto. Quel film solo vostro, quella band che conoscete solo voi, quella canzone scritta per voi, quel posto che “Quando ci siamo conosciuti…”, quello sguardo che.
Già, fotte tutto ciò. Fotte proprio perché termina (quando termina), e fotte sapere che non c’è un doppione, un bis, una replica anche con qualche errore di battuta o di scenografia. Nessun lieto fine. No. Non c’è e non ci sarà. Sarà tutto diverso, e bisognerà digerire il boccone. A volte da soli, a volte qualcun altro aiuta a digerirlo più rapidamente. Ma non si può sapere, non lo sai tu, non lo sa la tua amica del cuore, non lo sa il tuo amico di sempre, non lo sa nessuno; nemmeno il collega saccente. Lo sanno solamente i giorni che verranno; ed è a loro che ti devi rivolgere. Perché la terra sotto i piedi a volte manca, (ma manca per davvero, mica solo poeticamente parlando; no no, manca, cazzo se manca realmente!) e tra un burrone e l’altro è difficilissimo trovare la stabilità, quasi impossibile. Probabilmente questo è parte del cambiamento, che quando lo decidono gli altri per te è devastante. Non resta altro che rimanere a galla, qui mica si richiede chissà quale giravolta. A galla, in cerca di calma, quiete, a volta anche un sorriso se non si pretende troppo, insomma, a galla nel bel mezzo del cambiamento. Che paura. Che storia anche! Che sballo a volte!
E cos’è il cambiamento se non quella cosa in cui non trovi le parole per descriverlo.
E dato che non ci sono parole. Chiudo adesso. Qui. Ora.
Un abbraccio.

“Hey tu, davvero, cosa ci facevi lì in mezzo?”



martedì 29 gennaio 2013

ERRANTI LACRIMOGENI (rubrica)




Erranti lacrimogeni
bruciano quel poco che è rimasto delle schegge.

Strisciano i gomiti
tra la nausea del primo cielo blu.

Piove addosso e
confonde lacrime di cuori che battono sui marciapiedi.



(dalla rubrica: Poesia portami via)



lunedì 21 gennaio 2013

UN SOLO CUCCHIAINO...



Un solo cucchiaino, una sola zolletta di zucchero, una sola tazzina, solo. 

Prima o poi mi spiegherai cosa te ne fai delle finte amiche che non arrivano mai ad essere fidanzate. 

Tu, che la parola fidanzata non è mai al singolare. 
Che poi diciamocelo senza troppa riserva e con assoluta obiettività, meglio una donna di rara bellezza che tre o quattro come le tue... Antipatia, arrivismo e faccia da pesce lesso non sono proprio qualità che rendono indimenticabili le tue compagne.
Così, giorno dopo giorno cerchi cosa fare e guardi la tua collezione di donne sul comodino impolverato, dove souvenir pacchiani sgomitano tra loro per aver spazio nella tua memoria. 
Memoria dimenticata da qualche parte, non sai bene dove, per l'appunto. 

Un po' come quando ti affanni a dimostrare a chi ti sta intorno la tua vita sociale da uomo fidanzato. E poi ti ritrovi a far colazione sempre con un solo cucchiaino, una sola tazzina, e una sola zolletta di zucchero mescolata molto bene, con impeto, per addolcire ogni amaro risveglio.

Per credere di essere meno solo di quel che sei.


Luca Lama










martedì 15 gennaio 2013

PARLO D'ESSENZA...


Parlo d’essenza quando parlo di colpe. 
Ed è qui (nel petto) che tutto si disperde, lì dentro. 
E sapere il perché è come non intuirlo. 
Cosa pensi... 
In quella scatola ci tirerai fuori un’altra promessa, sempre più grande. 

Ho creduto per vedere cosa vuol dire credere, 
come una buona novità da acquistare in tempi di saldi. 
Ho speranza. 
Spero e quando uno spera, tutto il resto non importa più… come quello che ho detto fino ad ora.

Luca L.



lunedì 7 gennaio 2013

TRAILER 2. SPETTACOLO TEATRALE




Spettacolo Teatrale tratto dal romanzo "Al Punto Che Disturbi" di Francesco Bittasi.
Interpretato da: Fabio De Marco, Laura Tombini, Marta Shafik
Scritto e diretto da: Francesco Bittasi

Riprese: Marco Scotuzzi
Montaggio: Marco Scotuzzi

Edizioni Del Gattaccio, Milano.


Finalmente arriva il mio turno, appoggio accuratamente gli acquisti sul ripiano scorrevole come se fossero diamanti, sono sollevato al pensiero di colmare a breve la voragine nello stomaco.
Purtroppo c’è qualcosa che non funziona: una scia liquida ha bagnato parte della confezione di pasta e del pesce. Ho le dita umide, il polsino della camicia è bagnato, i nervi girano a mille fradici d’incazzatura.
La bottiglia perde acqua oligominerale.
“Questa non ci voleva!” supplico alla cassiera un appoggio morale, o preferibilmente un asciugamano.
“La vada a cambiare”.
Non ho mai digerito le persone che semplificano nei momenti inopportuni, mi agitano maggiormente. Vorrei vedere io, se fosse lei ad avere le mani bagnate, una fame da lupo e la cucina a cento metri di distanza.
“Non ci avevo pensato, sa!”
“Male” replica.
Ancor meno sopporto le persone che non colgono il sarcasmo.
Impugno la bottiglia e la scoperta è agghiacciante: l'acqua fuoriesce da un impercettibile foro situato vicino al tappo. Inizia a salire l’ansia.
Perché a me? E sì che sono stato battezzato!
La situazione è chiara, pur non lavorando nei R.I.S. è facile capire che potevo diventare un’altra vittima del folle criminale Acquabomber.
“È meglio se la dà a me signore”, starnazza la cassiera.
“Guardi che forse sarebbe il caso di portarla alla polizia”.
“Ci vuole denunciare perché si è bagnato i calzoni?”
“Intendo dire… probabilmente è stata bucata apposta con una siringa da qualche psicopatico. Non mi stupirebbe trovarci dentro tracce di ammoniaca o varechina”.
“Ma va là, non sia apprensivo”.
“Qui non si tratta di essere come dice lei, però ci vuole attenzione e prevenzione in queste cose”.
“Scommetto che lei è uno di quelli che ha smesso di mangiare il pollo per il virus dell'influenza aviaria?” a stento trattiene le risa.
“Il pollo lo mangio ogni giorno”, cioè, non proprio ogni giorno, ok, è da qualche anno che non lo compro, non vorrei… sapete… posso vivere bene anche senza… perché rischiare?!
“Se le interessa, c’è lo sconto sul pollame”.
Questa cassiera è pazza, a guardarla attentamente assomiglia alla signora della strage di Erba. Mio dio, è lei!
“Ascolti, un conto è essere apprensivo, un altro è quello di essere incosciente”.
“Certo”.
“Non mi assecondi per cortesia” preciso.
“Va bene”.
Ho le mani che puzzano di ammoniaca, oppure è un altro veleno, magari solo acqua, non riesco a capire; dovrei fissare una visita dal dermatologo.
Sono spaventato, lo sguardo docile della cassiera è inquietante, sorride o ghigna maleficamente? Da un momento all’altro giungerà anche suo marito. Tremo come un’antilope zoppa appena avvistata da un leopardo.
Nel frattempo alla cassa n°1 giunge un signore anziano, fresco e profumato di doccia sotto l'acqua di colonia.
“Questa volta mi tenga il posto. Vado a prendere un’altra bottiglia e torno in un lampo” e le consegno l’ultima creazione di Acquabomber.
“Non si preoccupi” risponde operando al contrario.

Evidentemente le manca un filo conduttore tra parole e azioni.


Luca L.