venerdì 28 dicembre 2018

CITAZIONE 104 (rubrica)



La tua voce è un tordo beffeggiatore
che mi chiama quando il giorno è finito,
ti compiaci con ogni parola
dicendomi dove sto sbagliando,
dicendomi dove ho sbagliato.

Fammi uscire, inizia a bruciare,
non posso cedere per niente al mondo,
alcuni resistono, altri capitolano.
Un altro fuoco davanti a me,
tutta la mia vita davanti a me,
non puoi uccidere ciò che è già morto
ma non ti biasimo per il fatto di provarci

Il sole sorge e tramonta,
due uccellini gli danno un senso,
due tordi beffeggiatori gli danno un senso.


cantante: Mark Lanegan

(dalla rubrica: Citarsi è un po' deprimersi)

lunedì 17 dicembre 2018

TUTTE LE MATTINE, A COLAZIONE (rubrica)

Tutte le mattine, a colazione, papà beve il caffè e legge il giornale. 
Rimane assorto nella lettura una buona mezz'ora. 
Per godere appieno di questa mezz'ora deve alzarsi veramente prestissimo, perché le sue giornate sono molto piene. 



Ma ogni mattina, anche se c’è stata una seduta notturna e ha dormito solo due ore, alle sei è già in piedi e si legge il giornale bevendo un caffè bello forte. 
È così che papà si edifica ogni giorno. 
E dico “si edifica” perché penso che ogni volta sia una nuova costruzione, come se durante la notte tutto fosse stato ridotto in cenere e si dovesse ripartire da zero. 
Nel nostro universo la vita umana è vissuta così: occorre ricostruire continuamente la propria identità di adulti, un fragilissimo assemblaggio sbilenco ed effimero che maschera la disperazione e racconta a sé stesso, davanti allo specchio, la menzogna alla quale abbiamo bisogno di credere. 
Per papà, il giornale e il caffè sono bacchette magiche che lo trasformano in un uomo importante. 
Come la zucca in una carrozza.


tratto da: L’eleganza del riccio (di Muriel Barbery)

(dalla rubrica: Il giusto degli altri)

lunedì 10 dicembre 2018

CITAZIONE 103 (rubrica)



Amore, dammi la caccia,
non sopporto il mio essere morta dietro agli occhi.
E nutrimi, accendimi come una scintilla,
una creatura nel mio flusso sanguigno.

Così che possa provare qualcosa.
Così che possa provare qualcosa.

Dammi il suo tocco,
è da un po’ che mi manca.
Sogno estranei
che mi baciano, la notte
solo per, solo per
riuscire a provare qualcosa.

Mi fai sgusciare via
con i tuoi occhi e la tua bocca,
portami a casa tua, fammi entrare
e fissami con le luci spente.

Perché io provi qualcosa.

La notte,
la notte,
la notte.
Quando ci tocchiamo,
la notte.
È da un po’ che ne ho voglia.


gruppo musicale: Daughter


(dalla rubrica: Citarsi è un po' deprimersi)


grazie per la traduzione: https://traducocanzoni.wordpress.com/2013/04/07/traduzione-daughter-if-you-leave


martedì 4 dicembre 2018

QUESTA COSA DI OGGI (1 di 3)

Questa cosa qui di oggi
mi è successa oggi, ieri e.





A volte è proprio faticosa questa lunga scia che rimane lì per un tempo interminabile, fa presa e mi calamita verso il solito angolo. 
Le ho in mente le cose da dirti, quelle sarcastiche e anche quelle che mi fanno diventare cattivo; quelle che stempero poi con una battuta.  
Non sai quanto vorrei essere diretto, e portarti alla mia fonte; dove le frasi vengono pronunciate correttamente e con particolare cura, con stile, con intenzione.

A volte batte, pulsa e non lascia spazio ad altro -se non a te. In quei momenti vorrei solo trovare una via di fuga e mostrarmi integro, senza ferite da leccare né espressioni da cane bastonato.
E invece sto lì, con gli occhi socchiusi, frugando nella cesta delle cose che non si trovano.

Dico solo che a volte c'è tutta questa cosa qui che scorre e bussa. Oggi questa cosa qui mi ha fatto pensare che sono gli altri a essere tra due parentesi. Ed è questa la condanna. 


L.Lama



mercoledì 28 novembre 2018

POI UNA MATTINA SCOCCA LA PRIMAVERA (rubrica)

Poi una mattina scocca la primavera. 



Succede durante una colazione tardiva, mentre Irene assaggia uno yogurt scaduto da due giorni e Sofia spreme un’arancia che richiede tutte le sue forze: all'improvviso il sole si alza sul palazzo di fronte e una lama di luce taglia in due la cucina. 
Caterina ha l’istinto di andare a chiudere le tende, come nelle stanze dei malati, Sofia invece corre ad aprirle. 
Spalanca anche la finestra, e in questa casa satura di odori invernali torna a soffiare il profumo dei pini marittimi, degli scarichi dei motorini, della frutta dei mercati di quartiere, delle strade lavate durante la notte che si asciugano al sole.
Sofia ne è come risvegliata. 
Il lunedì si mette in cerca di una compagnia teatrale. 
Sente il bisogno del palcoscenico, dopo tutto quell'agitarsi nelle aule scolastiche. 
Fa il giro dei piccoli teatri di Roma, appende al frigorifero i volantini delle rassegne. 
Insieme alla voglia di recitare recupera lo spirito combattivo.


tratto da: Sofia si veste sempre di nero (di Paolo Cognetti)

(dalla rubrica: Il giusto degli altri)

mercoledì 21 novembre 2018

CITAZIONE 102 (rubrica)



E ti sei persa nel tempo
dentro agli occhi di un altro,
sopra un'altra terrazza, in un'altra città
che non ti ha ancora scoperta.
E fai di tutto per non sbagliare,
ma tutto sembra contro di te.
E ormai non c'è più niente da cantare.

Chissà dove sarai,
finalmente risolta,
forse già innamorata,
forse ancora una volta.
Chissà dove sarai
e se ti basta così.

Mi immaginavi diversa
e invece sono contenta,
in equilibrio perfetto 
fra tutto quello che ho perso e quello che ho scelto,
e anche quello che ho sbagliato
adesso tienilo per te,
che stai iniziando già a dimenticare.

Chissà dove sarai
finalmente risolta,
e ti sei già innamorata,
ancora una volta.

Chissà dove sarai,
e se ti basta così.
Che stai iniziando già a dimenticare,
che stai iniziando già a dimenticare,
che stai iniziando già a dimenticare,
che stai iniziando già a dimenticare,
che stai iniziando già a dimenticare.


cantante: Francesco Motta

(dalla rubrica: Citarsi è un po' deprimersi)

lunedì 12 novembre 2018

TORNO SUBITO (4 di 4)

Torno subito! 



con: Ermete, Petra, Giuseppe, Rosanna, Annamaria e Laura.
condotto da: Francesco Bittasi

(giugno 2018)
Saggio Primo Anno di Recitazione Teatrale - Dedalo Teatro
video prodotto da Dedalo Teatro


lunedì 5 novembre 2018

ORA COMINCIAVA A CHIEDERSI (rubrica)

Ora cominciava a chiedersi se dopo tutto il puzzle fosse la metafora giusta per illustrare le relazioni fra uomini e donne. 
Il puzzle non teneva conto dell’enorme testardaggine degli esseri umani, della loro determinazione di attaccarsi a un altro anche se non era quello giusto. 
A loro non importava niente se si incastravano male, non gliene importava niente di cabine telefoniche e di Maria, regina di Scozia. 
Non erano mossi dal desiderio di compatibilità e di accoppiamenti assennati, bensì da occhi, bocche, sorrisi, menti, seni, pettorali e sederi, arguzia, gentilezza, fascino, storia romantica e tutte le altre cose che rendevano impossibili le linee diritte. 



E in realtà i pezzi del puzzle non andavano famosi nemmeno per la loro passionalità. 
Le persone potevano appassionarsi ai puzzle, ma il puzzle, dal canto suo, era tranquillo, addirittura imperturbabile, si sarebbe detto.


tratto da: Tutta un’altra musica (di Nick Hornby)

(dalla rubrica: Il giusto degli altri)

martedì 30 ottobre 2018

CITAZIONE 101 (rubrica)



Dovresti essere più forte di me,
sei qui da 7 anni più di me,
non sai che dovresti essere tu l'uomo,
non debole in confronto a chi pensi che io sia,
vuoi sempre parlarne a fondo, non mi interessa!
Devo sempre consolarti quando ci sono
ma questo è quello di che necessito da te, accarezzami capelli!
Perché ho dimenticato tutta la gioia del giovane amore,
sentirsi come una signora, e tu la mia signora ragazzo.

Dovresti essere più forte di me
ma invece assomigli più ad un tacchino surgelato,
perché mi devi lasciare sempre il controllo?
Tutto quello che mi serve è che il mio uomo stia al suo ruolo,
vuoi sempre parlarne a fondo, sto bene,
devo sempre consolarti ogni giorno
ma questo è quello di cui necessito da te, sei forse gay?
Perché ho dimenticato tutta la gioia del giovane amore,
sentirsi come una signora, e tu la mia signora ragazzo.

Ha detto:
"Il rispetto che ti ho fatto guadagnare, pensavo avessi così tante lezioni da imparare”
Ho detto:
“Tu non sai cosa sia l’amore, datti una calmata! Suona come se stessi leggendo da qualche stanco copione”.
Non ho intenzione di incontrare tua madre ogni volta,
voglio solo afferrare il tuo corpo sopra il mio.
Ti prego, dimmi perché pensi sia un crimine,
ho dimenticato tutta la gioia del giovane amore,
sentirsi come una signora, e tu la mia signora ragazzo.

Dovresti essere più forte di me,
dovresti essere più forte di me,
dovresti essere più forte di me,
dovresti essere più forte di me.


cantante: Amy Winehouse

(dalla rubrica: Citarsi è un po' deprimersi)

mercoledì 24 ottobre 2018

TORNO SUBITO (3 di 4)


È che delle partenze non mi piacciono quelle degli altri. 
Quelle partenze con il ritorno incerto, con il ritorno senza una data in mente né tantomeno sul biglietto. 
È che delle partenze non mi piacciono quelle degli altri.
Sono le partenze degli altri, di quelle persone legate a noi da un filo.
E poi il filo si spezza e rimani lì, con l’estremità del filo
Ti guarderò attraverso i social, leggeremo le e-mail notturne, useremo come mai prima skype e whatsapp. 
È che delle partenze non mi piacciono quelle degli altri. 
Sono quelle partenze verso Londra, Los Angeles, Parigi, Dublino, Amsterdam, Barcellona.
È che delle partenze non mi piacciono quelle degli altri. 
Quelle partenze che lasciano un vuoto incolmabile, ma al tempo stesso so che là starai meglio.
Ché c’è la scuola perfetta, il lavoro ideale, la persona giusta. 
Sarai più contento, e allora sarò contenta pure io, per te. Solo che:
Niente più chiacchierate serali
Niente più birretta
Niente più cinema
Niente più un caffè al volo 
Niente più sigaretta sotto casa
Niente più capirsi senza parlare
Niente più segreti da custodire 
Niente più oggi saremo solo io e te 
Niente più scala 40 a casa 
Niente più giornate al parco col sole che splende
Niente più the bollente nelle giornate di pioggia
È che delle partenze non mi piacciono quelle degli altri. 
È che oggi non sono io che parto
Oggi non sono io che parto
Oggi non sono io che parto
Oggi non sono io che parto
Oggi non sono io che parto 
Non sono io che parto. 
Però mi sono preparata come se partissi con te, come se partissimo insieme. 
Sarebbe bello. Pensa che sorpresa.
Mi manchi, ma questa mancanza è totalmente sopperita dal tuo stare meglio. 
E allora sto bene anch’io, se tu starai meglio. 
E poi riderò, pensandoti felice, là, felice di aver trovato quello che inseguivi, quello che ti farà stare bene. 
E noi saremo a distanza, e ce la faremo andare bene così. 
Ti immaginerò a Camden Town
A Hollywood
Al Louvre
Al Temple Bar
In piazza Dam
Sulla Rambla

* * *

Buon viaggio
Stammi bene 
Scrivimi
Ciao e divertiti  
Chiamami
Torna subito

mercoledì 17 ottobre 2018

ERA UN VECCHIO CHE PESCAVA SOLO (rubrica)

Era un vecchio che pescava solo da una barca a vela nella Corrente del Golfo ed erano ottantaquattro giorni ormai che non prendeva un pesce. 
Nei primi quaranta giorni lo aveva accompagnato un ragazzo, ma dopo quaranta giorni passati senza che prendesse neanche un pesce, i genitori del ragazzo gli avevano detto che il vecchio ormai era decisamente e definitivamente salao, che è la peggior forma di sfortuna, e il ragazzo li aveva ubbiditi andando in un’altra barca che prese tre bei pesci nella prima settimana. 
Era triste per il ragazzo veder arrivare ogni giorno il vecchio con la barca vuota e scendeva sempre ad aiutarlo a trasportare o le lenze addugliate o la gaffa e la fiocina e la vela serrata all'albero. 



La vela era rattoppata con sacchi da farina e quand'era serrata pareva la bandiera di una sconfitta perenne.


tratto da: Il vecchio e il mare (di Ernest Hemingway)

(dalla rubrica: Il giusto degli altri)

lunedì 8 ottobre 2018

CITAZIONE 100 (rubrica)



Pelle, è la tua proprio quella che mi manca
in certi momenti e in questo momento
è la tua pelle ciò che sento nuotando nell'aria.

Odori dell'amore nella mente dolente, tremante, ardente,
il cuore domanda: cos'è che manca?
Perché si sente male, molto male, amando, amando, amandoti ancora.

Nel letto aspetto, ogni giorno un pezzo di te,
un grammo di gioia del tuo sorriso, e non mi basta
nuotare nell'aria per immaginarti, se tu sapessi che pena.
Intanto l'aria intorno è più nebbia che altro,
l'aria è più nebbia che altro.

È certo un brivido averti qui con me,
in volo libero sugli anni andati ormai
e non è facile, dovresti credermi
sentirti qui con me perché tu non ci sei.
Mi piacerebbe sai, sentirti piangere
anche una lacrima, per pochi attimi.
Mi piacerebbe sai...


(gruppo musicale: Marlene Kuntz)

(dalla rubrica: Citarsi è un po' deprimersi)

lunedì 1 ottobre 2018

TORNO SUBITO (2 di 4)



Della partenza non mi piace per niente:
Sapere che mancano tante ore all’arrivo
Ciò che mi lascio dietro
Fare la valigia perché non so mai cosa devo mettere dentro
La sveglia all’alba
Che dovrò tornare
Dover pesare la valigia.

Mi piacciono i ritorni:
Quelli inaspettati 
Quelli aspettati da tempo
Quelli anticipati
Quelli non fugaci
Quelli del “Dove eravamo rimasti…”
Quelli che ti fanno battere il cuore.


lunedì 24 settembre 2018

SE DAVVERO AVETE VOGLIA DI SENTIRE QUESTA STORIA (rubrica)

Se davvero avete voglia di sentire questa storia, magari vorrete sapere prima di tutto dove sono nato e com'è stata la mia infanzia schifa e che cosa facevano i miei genitori e compagnia bella prima che arrivassi io, e tutte quelle baggianate alla David Copperfield, ma a me non mi va proprio di parlarne. 
Primo, quella roba mi secca, e secondo, ai miei genitori gli verrebbero un paio d’infarti per uno se dicessi qualcosa di troppo personale sul loro conto. Sono tremendamente suscettibili su queste cose, soprattutto mio padre. 
Carini e tutto quanto – chi lo nega – ma anche maledettamente suscettibili. 
D'altronde, non ho nessuna voglia di mettermi a raccontare tutta la mia dannata autobiografia e compagnia bella. 



Vi racconterò soltanto le cose da matti che mi sono capitate verso Natale, prima di ridurmi così a terra da dovermene venire qui a grattarmi la pancia.


tratto da: Il giovane Holden (di J.D. Salinger)

(dalla rubrica: Il giusto degli altri)

martedì 18 settembre 2018

CITAZIONE 099 (rubrica)



E statte zitta,
che ne sai tu de quello che sento,
c'ho na fitta ma nun me lamento, nun me lamento.
Amore un corno,
i panni s'asciugano soli
e sto freddo non viene da fori,
io ce l'ho dentro.

Me ne andrò su una barca de fiori,
me ne andrò però nun me lamento,
solo me chiedo perché
sto così bene co te.
Io che non ho paura
nella notte scura,
a fa risse, guerre, scommesse,
mille schifezze.
Tremo tremo forte fra le tue carezze,
tremo tremo forte fra le tue carezze.

E statte zitta,
che ne sai tu de quello che ho visto,
eri bella in un altro posto
e non insisto.
Amore in fondo,
la vita mia è una bottiglia che se scola
e non me serve fra le lenzuola
chi me consola.

Me ne andrò su una barca che vola,
me ne andrò ma non resterai sola,
solo me chiedo perché
sto così bene co te.
Io che non ho paura
nella notte scura,
a fa risse, guerre, scommesse,
mille schifezze.
Tremo tremo forte fra le tue carezze,
tremo tremo forte fra le tue carezze.

Me ne andrò su una barca d'argento,
me ne andrò su una barca che vola,
me ne andrò ma non resterai sola.


cantante: Mannarino

(dalla rubrica: Citarsi è un po' deprimersi)

lunedì 10 settembre 2018

TORNO SUBITO (1 di 4)


Prima di partire penso a: 

A cosa ho dimenticato di mettere in valigia
Se ho spento il gas
Se sarò diversa una volta tornata
Quali vestiti mi sono portato dietro e non indosserò mai
Porto libri che poi so già che non leggerò
Se mi mancheranno gli amici

Della partenza mi piace:

La fuga, il lasciarsi indietro le cose, o perlomeno l’intenzione
L’adrenalina della notte prima, quando i pensieri vanno a mille e non ti fanno dormire
Il fatto di staccare, di tagliare la corda e di fare un bel “Ciao” dal finestrino
Il punto di partenza, ovvero, quella sensazione di cambiamento
La quiete della notte prima, quando i pensieri tacciono perché tutto è stato fatto
I preparativi, selezionare con cura gli abiti, i libri e gli oggetti da portare dietro; insomma, accorgersi dell’indispensabile.






lunedì 3 settembre 2018

L’UMANITÀ SI PUÒ CATALOGARE IN MOLTI MODI (rubrica)

L’umanità si può catalogare in molti modi, ai quali si può aggiungere il seguente: quelli che non vedono l’ora che arrivi l’estate, quelli che non vedono l’ora che finisca l’estate. 
Faccio parte della seconda specie. 
Mi sono vergognato di dirlo per anni, ma poi alla fine ho cominciato timidamente a fare accenni a una certa insofferenza, a un dispiacere.



Per quanto mi riguarda, passo l’estate a sorridere a tutti per mostrare soddisfazione, perché gli altri sono felici se tu sei felice, in vacanza. 
Però nel mio intimo, sogno che venga buio presto, ripasso nella mente tutta la varietà di bellissimi maglioni che posseggo, mi viene l’acquolina in bocca ripensando alle minestre, ai tortellini in brodo. Cerco di ritrovare con l’autoipnosi quella sensazione di stare con la fronte appoggiata alla finestra mentre fuori c’è il diluvio, o immagino il gesto di chiudersi il cappotto appena oltrepassato il portone di casa. 
Passo tutta l’estate ad aspettare che arrivi l’inverno.


Momenti di trascurabile infelicità (di Francesco Piccolo)

(tratto da: Il giusto degli altri)

venerdì 3 agosto 2018

CITAZIONE 098 (rubrica)

- Ciao Max,
questa è per te -

* * *



Ed è così
proprio come tu hai detto che sarebbe stato,
la vita è stata clemente con me,
la maggior parte del tempo.

Ed è così,
la storia più corta,
niente amore né gloria,
nessun eroe nei suoi cieli.

Non posso levarti gli occhi da dosso,
non posso levarti gli occhi da dosso,
non posso levarti gli occhi da dosso,
non posso levarti gli occhi da dosso,
non posso levarti gli occhi da dosso,
non posso levarti gli occhi.

Ed è così
proprio come tu hai detto che doveva essere,
dimenticheremo entrambi la brezza,
la maggior parte del tempo.

Ed è così,
l'acqua più fredda,
la figlia del vento,
l'alunna di rifiuto.

Non posso levarti gli occhi da dosso,
non posso levarti gli occhi da dosso,
non posso levarti gli occhi da dosso,
non posso levarti gli occhi da dosso,
non posso levarti gli occhi da dosso,
non posso levarti gli occhi, occhi, occhi.

Oh, ti ho detto che ti disprezzo?
Ti ho detto che voglio
lasciarmi tutto alle spalle?

Non posso smettere di pensarti,
non posso smettere di pensarti,
non posso smettere di pensarti,
non posso smettere di pensarti,
non posso smettere di pensarti,
non posso smettere
di pensarti, pensarti,
fino a quando non troverò qualcun altro.


cantante: Damien Rice

(dalla rubrica: Citarsi è un po' deprimersi)


venerdì 27 luglio 2018

BUIO

Buio.
Ieri mi chiedevo: chissà se anche tu passi dei momenti dove a un certo punto diventa tutto buio, dentro e fuori di te. 
Come se qualcuno spegnesse la luce, anche se fuori splende il sole. 
Ti succede?
E quando ti capita cosa fai? 
Mi piacerebbe tanto saperlo. 
No perché quando accade a me, poi quel buio diventa tipo inchiostro nero che si espande senza trovare impedimenti. 
E va in ogni angolo, in ogni spiffero. 
E quando vedo tutto buio, il buio mi incatena, mi paralizza.

Penso che vorrei solo tornare indietro e prendere decisioni diverse. 
Oppure penso che vorrei solo andare velocemente avanti e immaginare che tutto si è risolto. 
Vorrei essere ovunque, tranne dove sono adesso. 
E dove sono adesso è dentro di me, nel buio più profondo.
E pare non esserci nulla che possa dare un minimo di luce.
E dio-solo-sa come vorrei che, a un certo punto, il buio fosse meno scuro quasi da poter intraveder l'ombra.



Buio.
A luglio.
Buio a ogni ora.

Ma certo che ci vediamo domani. E rideremo su qualche battuta.

Buio.
A mezzogiorno.
Buio.

E tu? 
Hai trascorso bene la giornata? 
Sei felice quando vai a dormire? Spero di sì.
Oppure ci sono pensieri che ti portano giù?
Non lo so mica io, non lo so più.
Io tutto ok, sono solo un pochino a fondo -ma conto di trovare il giusto corridoio che queste sabbie mobili sono un pochino noiose e ripetitive.

Bip Bip.
Ehi ciao,
tutto bene grazie.
A più tardi :-)


Luca L.



mercoledì 18 luglio 2018

CITAZIONE 097 (rubrica)




Sono un’autostrada a una sola corsia,
sono quello che si allontana
e poi ti segue fino a casa,
sono un lampione che illumina,
sono una luce accecante e luminosa
e si consuma solitaria

È in tempi come questi che si impara a vivere di nuovo,
è in tempi come questi che si dà e si dà ancora,
è in tempi come questi che si impara ad amare di nuovo,
è in tempi come questi, una volta e una volta ancora.

Sono un nuovo giorno che sorge,
sono un cielo nuovo di zecca
a cui si appenderanno le stelle stanotte,
sono un po’ diviso
dovrei restare, o scappare
lasciandomi tutto alle spalle?

È in tempi come questi che si impara a vivere di nuovo,
è in tempi come questi che si dà e si dà ancora,
è in tempi come questi che si impara ad amare di nuovo,
è in tempi come questi, una volta e una volta ancora.


gruppo musicale: Foo Fighters


(dalla rubrica: Citarsi è un po' deprimersi)

venerdì 13 luglio 2018

QUANDO TU (4 di 5)

Quando tu.



Quando ci stringiamo sul divano, in barba alla comodità,
quando giro per la città pur di tornare da te con un pensierino,
quando mi abbracci, parlando.

Quando sudiamo eppur non ci stacchiamo di un centimetro,
quando prendi il metro,
quando indossiamo le nostre scarpe preferite.

Quando si beve acqua con tale soddisfazione che il caldo diventa un parente lontano,
quando dormiamo insieme,
quando camminiamo mano nella mano.

Ecco, tutto questo è il meglio che c'è -per me,
e il venerdì è il giorno migliore della settimana.


Luca L.

giovedì 5 luglio 2018

ECCO, PER STILARE UNA CLASSIFICA (rubrica)

Ecco, per stilare una classifica, le cinque più memorabili fregature di tutti i tempi, in ordine cronologico:

1) Alison Ashworth
2) Penny Hardwick
3) Jackie Allen
4) Charlie Nicholson
5) Sarah Kendrew


Ecco quelle che mi hanno ferito davvero. 
Ci vedi forse il tuo nome lì in mezzo, Laura? 
Ammetto che rientreresti fra le prime dieci, ma non c’è spazio per te fra le prime cinque; sono posti destinati a quel genere di umiliazioni e di strazi che tu semplicemente non sei in grado di appioppare. Questo forse suona più cattivo di quanto vorrei, ma il fatto è che noi siamo troppo cresciuti per rovinarci la vita a vicenda, e questo è un bene, non un male, per cui se non sei in classifica, non prenderla sul piano personale. Quei tempi sono passati, e che liberazione, cazzo; l’infelicità significava davvero qualcosa, allora. Adesso è solo una seccatura, un po’ come avere il raffreddore o essere al verde. Se volevi veramente incasinarmi, dovevi arrivare prima.


tratto da: Alta fedeltà (di Nick Hornby)

(dalla rubrica: Il giusto degli altri)

mercoledì 27 giugno 2018

CITAZIONE 096 (rubrica)



Ehi! Ho bisogno almeno di un motivo che mi faccia stare bene,
sono stufo dei drammi in tele, delle lamentele delle star in depre,
del nero lutto di chi non ha niente a parte avere tutto,
delle sere chiuso per la serie culto
della serie: "Chiudo e stiamo assieme, punto",
Soffiano venti caldi, siano rimasti in venti calmi
e sono tempi pazzi, fricchettoni con i piedi scalzi che diventano ferventi nazi,
fanno il G8 nei bar, col biscotto e il cherry muffin,
sono esilaranti nel ruolo di piedipiatti, Eddie Murphy.
Scusa non dormo sulla mia glock 17
sognando corpi che avvolgo come uno stock di cassette,
ora che mi fido di te come di chi fa autostop in manette,
scelgo un coro come Mariele Ventre
che mi faccia star bene sempre.

Con le mani sporche fai le macchie nere,
vola sulle scope come fan le streghe,
Devi fare ciò che ti fa stare
devi fare ciò che ti fa stare bene.
Soffia nelle bolle con le guance piene
e disegna smorfie sulle facce serie,
devi fare ciò che ti fa stare
devi fare ciò che ti fa stare bene.

Ehi! Ho bisogno almeno di un motivo che mi tiri su il morale
prima che la rabbia mi strozzi mentre premo sul collare,
pare che il “brutto male”' nasca spontaneo da un conflitto irrisolto,
vadano a dirlo a chi ha raccolto l'uranio del conflitto in Kosovo,
chi se ne sbatte di diete famose, di strisce nel cielo e di banche,
non vedo più ombre se accendo il mio cero al debunker,
non faccio come il tuo capo coperto di bende come Tutankhamon,
non vivo la crisi di mezza età dove “dimezza” va tutto attaccato,
voglio essere superato, come una bianchina dalla super auto,
come la cantina dal tuo superattico,
come la mia rima quando fugge l'attimo,
Sono tutti in gara e rallento, fino a stare fuori dal tempo,
superare il concetto stesso di superamento mi fa stare bene.

Con le mani sporche fai le macchie nere,
vola sulle scope come fan le streghe,
Devi fare ciò che ti fa stare
devi fare ciò che ti fa stare bene.
Soffia nelle bolle con le guance piene
e disegna smorfie sulle facce serie,
devi fare ciò che ti fa stare
devi fare ciò che ti fa stare bene.
Vuoi stare bene, stare bene.
Vuoi stare bene, stare bene.
Vuoi stare bene, stare bene.
Vuoi stare bene, stare bene.

Risparmiare metà della fatica,
cancellare metà della rubrica,
respirare soltanto aria pulita,
camminare verso la via d'uscita
mi farà stare bene.
Devi fare ciò che ti fa stare bene,
devi fare ciò che ti fa stare, ciò che ti fa stare
ciò che ti fa stare bene
mi farà stare bene.

Canto di draghi, di saldi e di fughe più che di cliché (ti farà stare bene),
snobbo le firme perché faccio musica, non défilé (ti farà stare bene),
sono l'evaso dal ruolo ingabbiato di artista engagé (ti farà stare bene),
questa canzone è un po’ troppo da radio, 'sti cazzi finché (ti farà stare bene)


cantante: Caparezza


(dalla rubrica: Citarsi è un po' deprimersi)