venerdì 20 marzo 2015

CITAZIONE 039 (rubrica)




I ricordi consumano come l'apertura di una ferita,
mi sto lacerando ancora,
tu dai tutto per scontato.
Sono sicuro qui nella mia stanza
a meno che io non tenti di ricominciare.
Non voglio essere l'unico
che preferisce sempre le battaglie
perché dentro mi sono reso conto che sono io quello confuso.


Non so per cosa valga la pena combattere
o che cosa io debba gridare,
non so perché istigo e dico ciò che non ho intenzione di dire.

Non so come ho imboccato questa strada,
so che non è quella giusta
perciò mi sto liberando da un vizio,
mi sto liberando da un vizio stasera.

Aggrappandomi alla mia cura,
chiudo saldamente la porta,
provo a riprendere fiato,
soffro ancor più di prima,
non mi sono rimaste altre possibilità.

Non voglio essere l'unico
che preferisce sempre le battaglie
perché dentro mi sono reso conto che sono io quello confuso.
Non so per cosa valga la pena combattere
o che cosa io debba gridare,
non so perché istigo e dico ciò che non ho intenzione di dire.

Non so come ho imboccato questa strada,
so che non è quella giusta
perciò mi sto liberando da un vizio,
mi sto liberando da un vizio stasera.

Lo dipingerò sui muri perché sono l'unico colpevole,
non combatterò più e questo è il modo in cui finisce.

Non so per cosa valga la pena combattere
o che cosa io debba gridare,
non so perché istigo e dico ciò che non ho intenzione di dire.

Non so come ho imboccato questa strada,
so che non è quella giusta
perciò mi sto liberando da un vizio,
mi sto liberando da un vizio stasera.


gruppo musicale: Linkin Park

(dalla rubrica: Citarsi è un po' deprimersi)

giovedì 12 marzo 2015

AVEVI DETTO "PROBABILMENTE NO"

Avevi detto "Probabilmente no".
Stasera però sei corso da me, ed eri bagnato fradicio.
 
La pioggia oggi non dava tregua. Pareva la scena di un film, forse lo era anche. E tu l'attore principale, e quello secondario.
Sono fatta di queste cose, di te che mi fai lo sgambetto e poi cerchi di correre ai ripari. Lacrima dopo lacrima.
A dirtela tutta, ho pensato a te tutto il pomeriggio. Mi è toccato sostenere altre tre conversazioni prima di incontrarti. E ho visto un ragazzo, una ragazza e il figlio della vicina di casa.
Sono stata costretta ad ascoltarli:
1) "La macchina non parte, forse è la batteria? Tu cosa dici? La batteria non è vecchissima. Certo la macchina è usata, non so. O forse l'olio? Non controllo mai il livello. Tu cosa dici? Io penso la batteria."
2) "Non so se mi rinnovano il contratto, che poi sono lì da un paio d'anni, tu cosa pensi? Io faccio sempre il mio dovere, a differenza della tizia cicciona che viene solo alla sera, e sempre in ritardo. Io non dico nulla al capo perché sai... Incrocio le dita. Non è facile questa situazione. Sono anche stata dai sindacati ieri. Tu cosa dici?"
3) "Il cucciolo ha iniziato a gattonare, pensa che l'altra volta ha fatto una cosa che mi ha sorpreso... Non so se altri bambini sono in grado alla sua età di fare quello che ha fatto il mio. Tu che ne dici? E non dico perché è mio figlio, anzi..."
 
Cacchio che fatica. Volevo andarmene dopo la prima parola. Oggi è una giornata così, non ce la faccio proprio ad ascoltare gli altri. E il costo della benzina. E lo straordinario non pagato. E la pappina nuova. Oggi no. Non ci sono. E se parlate, semplice, non vi ascolto. Domani può darsi. 
 
Sai, pensavo a te e volevo solo stare immobile a contare i secondi che mi separavano dalle ore 23:00. 
E tizia e caio parlavano, mi suggerivano, indicando il meglio per me.
Che poi scruto sempre se da qualche parte c'è un vicolo nascosto, soprattutto quando mi indicano la strada migliore.
L'avresti mai detto?
Già, tu pensi di avere l'esclusiva nel complicare le cose, nel percorrere il sentiero meno consigliato. Eccomi qui mio caro, al tuo fianco, in mezzo alle macerie.
Sorpreso?
Io sì, sono sorpresa di me. E non scambierei questi detriti per nient'altro.
 
Fuori non vuole proprio smettere di piovere. Fa nulla.
Stasera staremo al caldo, sorridenti in mezzo alle rovine.

 
 
 
 
Luca Lama



venerdì 6 marzo 2015

EPPURE ERANO ESATTAMENTE TUTTE LE ALTRE CHE VEDEVO (rubrica)




Eppure erano esattamente tutte le altre che vedevo quando, una volta in aereo, appoggiavo la fronte all’oblò e vedevo arrivare il trenino con un enorme carico di bagagli che venivano infilati nella pancia dell’aereo. Prima guardavo distrattamente, cercando di non fare troppo caso se tra quei bagagli intravedevo la mia valigia. Così, buttavo un occhio. Poi però, buttando un occhio, la valigia non la vedevo e allora cominciavo a passare in rassegna il trenino dall’ultimo vagoncino al primo, all’inizio velocemente, poi con sistematicità e preoccupazione, poi ansioso; ma nulla. E so che ognuno dei passeggeri seduti accanto al finestrino dal mio alto stavano guardando la stessa cosa e so che anche loro vedevano tutte le altre valigie tranne la propria. Era molto probabile che loro vedessero la mia e io le loro. Poi l’aereo si muoveva, e da quel momento per tutto il viaggio conservavo un sospetto e un malessere, e cioè che la valigia fosse finita su un altro aereo e stesse volando verso qualche parte del mondo. Anche loro avevano lo stesso sospetto.
Finora per me l’aereo era questo; e poi era rinunciare alla coca-cola che offrono perché tanto è sempre calda, ed è inutile farlo notare alla hostess: perché non potrà fare altro che darvi del ghiaccio; e anche il ghiaccio è misteriosamente caldo. Era avere un vassoio minuscolo ricoperto in alluminio con una serie di vaschette microscopiche piene di cibo impossibile da identificare, ma che aveva un odore e un sapore unico sia rispetta alle varietà all’interno della vaschetta sia rispetto alle varietà all’interno della vaschetta sia rispetto ai vari tipi di aerei e di nazioni; non era riconducibile a nessun odore o sapore conosciuto in tutta la vita vissuta fino a quel momento, se non ad altro cibo mangiato in un altro aereo prima di quel momento.
 
 
Alessandro Piccolo: "Allegro occidentale"
 
(dalla rubrica: Il giusto degli altri).

 

venerdì 27 febbraio 2015

CITAZIONE 038 (rubrica)




Sì, siamo arrivati,
è per il mondo, mondo, mondo.
Tu non devi cambiare idea su di me,
io voglio solo passare il mio tempo con te,
se questo va bene, va bene, va bene.
Oh perdonami se divento troppo timida ma
forse sei la ragione per la quale io sento le farfalle,
sento anche che c'è qualcosa nel tuo sguardo,
mi fa sentire così bene.
Be’ sei il mio ragazzo, sei la mia gioia,
sei il mio sogno, io sono qui per te;
ti adoro, sei tutto quello di cui ho bisogno.
Amo il modo in cui mi ami,
sono fatta per te, tu sei fatto per me,
è troppo bello per essere vero
quindi dimmi, cosa faremo adesso?

È divertente il modo in cui il tuo mondo continua a girare,
a volte puoi essere così stupido, tu sai come farmi ridere, sì,
la tua pelle è così bella; quando mi tocchi
so che mi hai sicuramente, si mi hai e
mi sento così al sicuro quando mi stringi,
è come se mi conoscessi.
Be’ sei il mio ragazzo, sei la mia gioia,
sei il mio sogno, io sono qui per te;
ti adoro, sei tutto quello di cui ho bisogno.
Amo il modo in cui mi ami,
sono fatta per te, tu sei fatto per me,
è troppo bello per essere vero
quindi dimmi, cosa faremo adesso?
 
Oh adesso, tesoro,
io amo il modo in cui mi fai sorridere,
non andartene, per favore rimani per un po’
fa in modo che questo accada, non mi importa come.
Adesso restiamo nel presente, non puoi preoccuparti del domani
perché oggi viviamo nella benedizione.
Il mondo è un uno stato di aggressione
ma io trovo la calma in te, vedo mia madre in te,
è come una sensazione nello stomaco dei neri;
quando lo vuoi così tanto, se continui a mantenerlo al fresco,
non andrà a male. Ho attraversato la valle dell'amore,
ho rotolato per le spiagge di Cali,
solo per trovare pace nella mente,
guardando il cielo, chiedendo infine per un segno.
Sei arrivato, bello, al tempo giusto,
quando ci mescoliamo, è come il buon cibo col vino,
un buon aroma raffinato.
Mi ricordi il divino, così semplicemente
l'amore può essere perso e poi trovato, come Stevie;
amo averti attorno, indossare un abito da sera,
sto indossando una corona, sterlina per sterlina,
siamo la coppia più fresca della città.
Be’ sei il mio ragazzo, sei la mia gioia,
sei il mio sogno, io sono qui per te;
ti adoro, sei tutto quello di cui ho bisogno.
Amo il modo in cui mi ami,
sono fatta per te, tu sei fatto per me,
è troppo bello per essere vero
quindi dimmi, cosa faremo adesso?


Cantante: Joss Stone

(dalla rubrica: Citarsi è un po' deprimersi)

giovedì 19 febbraio 2015

A DICEMBRE HO INCONTRATO EMILIANO



 
A dicembre ho incontrato Emiliano. Ci siamo incrociati per caso, in una zona vicina a casa sua. Quando l’ho visto mi è sembrato naturale chiedergli: “Allora Emi, a quando il prossimo viaggio?”, “Per un po' sto qui a Milano...”.
Già, perché Emi era sempre in giro, in volo, seduto in qualche posto del mondo ad ascoltare rock and roll. Non solo ascoltava musica, la comprendeva, la assorbiva. Era un intenditore, di quelli veri. Di quelli che riesce a parlare bene delle canzoni senza dover parlare male di altre canzoni. E ne sapeva un sacco di musica, trasversalmente, di ogni genere. Però Emi era rock. Rock nell’animo. Ed era un grande critico musicale, un esperto, scriveva articoli che tuttora è possibile trovare in rete. Era un piacere ascoltarlo quando parlava di musica, dalla voce traspariva passione, partecipazione e complicità. Gli piaceva comunicare in questo modo: elencando Motorhead, Guccini, Nick Drake, De Gregori, De André, Misfits, Kiss, Zappa, Joplin, Beatles, Velvet Underground, Patti Smith, Joy Division, Black Sabbath, Smiths, Tom Waits tanto per fare qualche nome.
E anche tu che ora stai leggendo queste righe, credimi, saresti stato lì ad ascoltarlo mentre ti esponeva il bello di Gaetano e il maledetto degli Iron Maiden. E poi probabilmente concludeva con una risata. Una risata piena, contagiosa, vera, riconducibile solo a lui. Ecco, Emi era un ragazzo/uomo che l’avresti riconosciuto dalla risata caratteristica, e questo penso sia un dono raro, che pochissimi hanno. Be’ credimi, lui era proprio così: un rockettaro con una gran risata che se ne andava in giro per il mondo.
Ed è proprio così che oggi lo ricordo.
E poi c'è la storia dell'iPod in via Cecchi. Me l'avevi dato tu, qualche anno fa, ed è un po’ come se avessi preso una chitarra da Hendrix. Quell’iPod ora assume un peso notevole e piacevole, e adesso che ci penso - forse per uno come te - lì non c’era abbastanza memoria per farci stare tutta la musica che avresti voluto. E così l'hai dato a me, che sono un po' più tradizionale.
Dopodomani vedrò un tuo caro amico, Fabio, è stato lui a presentarci. Sicuramente parleremo di te, diremo “Pablo è vivo” e “Quel giorno al Bertarelli…”, e poi ti immagineremo; forse vicino all’Australia, a scrivere un articolo musicale.
 
 
 


 

mercoledì 11 febbraio 2015

IL GIORNO DELL'ELOGIO

Il giorno dell’elogio.
Domani sarà il giorno dell’elogio.
Ed è proprio per questo che domani non ti risponderò quando inizierai - come tuo solito - a farmi un elenco delle cose che non ti piacciono di tizio e caio.
Devo ammettere che ho tanta ma tanta voglia di vederti, ma domani è l’anniversario dell’elogio e, cara mia, ti dovrai adattare. Domani ti toccherà parlare bene delle persone che ti orbitano attorno.
Immagina che bella giornata passeremo insieme tra ventiquattro ore, se solo passassimo i minuti a dirci il bello degli altri, il bello dei nostri amici che ora non sono più tanto amici.
Domani scorreranno fiumi di complimenti, sarà il San Valentino dei salamelecchi, il Natale delle smancerie.
Non vedo l’ora di incontrarti, amica mia, e quasi per la prima volta, sarai moralmente obbligata a parlare solo bene delle persone. Diffonderai lodi e, se potrà aiutarti, andremo a Lodi. Dai, concedimi questa battuta, è per metterti di buon umore, e anche perché so che ti piacciono le stupidate, e devo confessare che questa è una degna rappresentante.

Detto ciò, domani sarà il giorno dell’elogio.
E in strada ci saranno gruppi di persone che non potranno far altro che parlare bene dei loro colleghi, dei loro compagni di classe, mariti, mogli, e soprattutto dei loro ex colleghi, ex compagni, ex mariti, ex mogli ecc.
E anche se a te pare un’impresa insormontabile, io credo che tu ce la possa fare a non criticare qualcuno. Forza, dai! Credo fermamente che tu possa spendere un complimento senza nessun effetto collaterale.
E domani - al posto dell’abituale post su Facebook contro signor x o signora y - mi godrò lo spettacolo di te che ti congratulerai con la tua amica. E sicuramente apparerai più bella, che già lo sei di natura, ma ai miei occhi domani sarai anche solare, e leggera e.

Forse addirittura sarai comprensiva anche con me, che so di averti lasciata un po’ lì, sospesa e in attesa. Non potevo far altro, e in cuor tuo lo sai che alla luce delle cose hai un po’ sbagliato, e il mio compito è stato quello di correggere il tiro, a fatica, per quanto possibile. Avrei potuto prendere più di quello che ho preso, perché eri lì, trasparente come non mai. Ma ho preferito agire così, perché a volte mi piace guardarmi indietro e poter sorridere. E anche se ho saputo che hai raccontato alla persona sbagliata qualcosa di non vero sul mio conto; a me va bene lo stesso, e sai che c’è, che non sono minimamente interessato a spiegare che non è andata così, come tu hai narrato. Perché a volte è il risentimento che parla al posto nostro, e io lo prendo così, per quello che è: un tuo risentimento con la data di scadenza imminente. E te dico oggi, sottovoce. Perché domani non potrò dire nulla a tuo sfavore, a parte il fatto che sei una persona meravigliosa.
Qui lo dico, oggi, domani e dopodomani.
 
 
 
 
Luca Lama

mercoledì 4 febbraio 2015

SI ADDORMENTÒ PRESTO E... (rubrica)

Si addormentò presto e sognò l'Africa quand'era ragazzo e le lunghe spiagge dorate e le spiagge bianche, così bianche da far male agli occhi, e i promontori alti e le grandi montagne brune. Ora viveva tutte le notti lungo quella costa e nel sogno udiva il fragore dei frangenti e vedeva le barche indigene che li fendevano. Mentre dormiva sentiva l'odore del catrame e della stoppa del ponte e sentiva l'odore dell'Africa recato al mattino dal vento di terra. 

* * *

A volte, in una barca, qualcuno parlava. Ma quasi tutte le barche erano silenziose eccettuato il tufo dei remi. Si allontanarono le une dalle altre appena uscite dall'imboccatura del porto e ciascuna si avviò in quella parte di oceano in cui sperava di trovare pesci. Il vecchio intendeva dirigersi al largo e si lasciò l'dor della terra alle spalle e remò nel fresco odor dell'oceano del primo mattino.

* * *

Pensava sempre al mare come a la mar, come lo chiamano in spagnolo quando lo amano. A volte coloro che l'amano ne parlano male, ma sempre come se parlassero di una donna.



Autore: Ernest Hemingway (Il vecchio e il mare)

dalla rubrica: Il giusto degli altri